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Artigianato, nuovi aiuti per combattere la crisi


In arrivo 50 milioni dalla Regione

Sergio Atzeni, , 11/12/09
Boccata d’ossigeno per gli artigiani. Per combattere la crisi la Regione ha stanziato 8 milioni di euro per l’abbattimento di interessi, 13 per agevolazioni dell’apprendistato, 26 per finanziamenti diretti, 2,5 per rilancio e promozione dell’artigianato artistico. Lo ha annunciato ieri l’assessore regionale del Turismo e artigianato Sebastiano Sannitu, insieme al presidente del comitato tecnico di valutazione dell’artigianato, Sergio Pisano, e ai responsabili nazionale e regionale dell’Artigiancassa, Pietro Vigilanza e Giorgio Ligas, che hanno fornito un quadro del comparto nell’Isola dal 2005 al 2009.
«Il mio assessorato – ha spiegato Sannitu alla stampa – ha utilizzato tutte le risorse a disposizione, che in questa fase di crisi daranno un aiuto importante alle imprese artigiane. L’abbattimento del costo del denaro permette alle aziende di acquisire liquidità e risollevarsi acquistando materie prime». Degli 8 milioni stanziati, ha precisato l’assessore, il comitato tecnico ne ha impegnati 5,5 consentendo investimenti per 55 milioni: «Risultato importante, se si considera che il rapporto tra impegno pubblico e investimento è 1 a 10».
Nonostante la crisi, le 43.044 aziende artigiane sarde resistono più di altri comparti e fanno segnare una bassa mortalità, perché sanno adeguarsi ai cambiamenti del mercato. Gli incentivi per l’apprendistato hanno consentito l’assunzione di oltre 6mila giovani: il 20 per cento con contratto a tempo indeterminato. Numeri straordinari per la legge 949, ha sottolineato Pisano: 854 pratiche già definite, 82 per la costruzione di laboratori, 327 per attrezzature e macchine, 445 per scorte di materie prime.
Grandi cifre anche per la legge 51, col finanziamento di quasi 700 imprese che ha permesso investimenti per 72 milioni. I fondi per l’artigianato artistico sono stati investiti in parte per la Biennale dell’artigianato a Sassari, l’Artigiano in Fiera di Cagliari e la partecipazione al Macef di Milano. Per il futuro è in cantiere una mostra itinerante internazionale con le produzioni della Biennale.

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Più idee concrete e meno slogan

Paolo Fadda*, , 17/01/10

Per un futuro dell’isola, che sia meno precario e che scacci la crisi, si sono messi in campo in questi giorni mobilitazioni ed appelli sotto degli slogan che dicono pressappoco questo: lottiamo “per un nuovo “piano di rinascita” e, ancora, “per un diverso modello di sviluppo“.

Peraltro, è difficile comprendere cosa di concreto contengano quegli slogan, dato non si precisano quali indicazioni concrete propongano.Ad essi infatti andrebbe data, come possibile giustificazione, quella di voler divenire solo la cassa di risonanza per lo stato di gravi difficoltà e di persistenti malesseri attraversato dalle comunità isolane.

Per la verità, la Sardegna, con la sua economia, si trova oggi in mezzo ad un guado, dove, abbandonata la sponda di un’industrializzazione forzata, non sa più verso che riva dirigersi. E questo mentre preme una forza lavoro che è più che raddoppiata rispetto agli anni della “prima” rinascita.

Per meglio capire questo passaggio, vale ricordare come allora la creazione di fabbriche ad alta intensità di occupazione fosse stata vista quale antidoto alla fuga dalle campagne e alla piaga di un’emigrazione quasi esclusivamente maschile e a bassa scolarizzazione.

Oggi, al contrario, con l’entrata nel campo del lavoro delle donne e con una più diffusa e alta scolarizzazione, la sola fabbrica non può essere più un rimedio.

Anche perché l’assetto dell’economia è profondamente mutato, ed è difficile intravedere quali ne siano le reali caratteristiche, con un comparto produttivo disunito, disperso e fortemente impregnato di quell’effetto “mucillagine” di cui ha scritto il Censis.

Si è ancor più aggravata la disunità interna, per cui non si è più davanti al solo contrasto fra zone interne e costiere, ma vi è difficoltà a trovare omogeneità tra i problemi dell’ Ogliastra e quelli del Mandrolisai, dell’ Anglona o della Trexenta.

La Sardegna non è più solo geograficamente un’ isola di isole, ma lo è diventata soprattutto nell’ economia, tanto da rendere difficile l’adozione, come allora, di un’unica ricetta che possa far ripartire lo sviluppo.

Ed è per questo che al posto di slogan e di mobilitazioni popolari servirebbero delle valide idee e dei progetti concreti perché si scaccino le paure e le depressioni e si ritorni a lavorare per costruire un futuro diverso e migliore.

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