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La Sfirs lancia il microcredito per le piccole imprese


Presentato a Galtellì, si rivolge alle aziende che hanno meno di dieci dipendenti: l’84% nel panorama dell’isola
Stanziati 40 milioni, ogni prestito sarà restituito a tasso zero

Angelo Fontanesi , ,17/01/10

GALTELLI’. «Pane e salame tutti i giorni». A lanciare la nuova pubblicità della Sfirs, non più banca ma società in house, interfaccia di fiducia e garanzia tra banche e imprese, è il suo presidente Tonino Tilocca che sceglie volutamente una platea di periferia per annunciare due iniziative di agevolazione al credito varate pochi giorni fa dalla società finanziaria della Regione in favore delle aziende sarde. Specialmente delle micro imprese, quelle che hanno meno di dieci dipendenti e che costituiscono l’84% del panorama produttivo dell’isola.

Lo fa in apertura dei lavori di una riunione organizzata dal circolo Pdl di Galtellì dal titolo Microcredito, impresa e potenzialità di sviluppo nel territorio: «Le micro imprese sarde potranno godere di prestiti per spese di gestione e esercizio sino ad un massimo di 25 mila euro a tasso zero rateizzabili da tre a sette anni.

Per questa forma di aiuto la Regione ha già stanziato 40 milioni di euro che entreranno nelle disponibilità dei richiedenti non appena verrà nominato un apposito comitato. Massimo due mesi di tempo, dopo di che in ogni provincia verranno aperti sportelli temporanei per facilitare la presentazione delle domande».

Soldi pronta-cassa promette Tilocca, per aiutare tutte quelle piccole e piccolissime aziende sarde alle prese con un crisi che non accenna a demordere e che di fatto sono tagliate fuori da ogni forma di credito convenzionale. «La grande novità di questo strumento – spiega infatti il presidente della Sfirs – è che per accedere le imprese non dovranno presentare garanzie particolari ma servirà solo la firma del titolare». Una politica di credito sociale insomma per contrastare la moria di quello che è il tessuto fondante dell’economia sarda.

«Contestualmente al micro credito – aggiunge Tilocca – la Regione attraverso la Sfirs attiverà anche un fondo di garanzia di 238 milioni di euro per supportare le imprese isolane che si rivolgono ai consorzi fidi. Una manovra che, secondo le nostre stime, potrebbe mettere in circolo finanziamenti per 7 miliardi di euro».
Accanto a Tilocca a istituzionalizzare i suoi annunci il deputato azzurro Pdl Bruno Murgia e i consiglieri regionali Silvestro Ladu e Pietro Pittalis.

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Più idee concrete e meno slogan

Paolo Fadda*, , 17/01/10

Per un futuro dell’isola, che sia meno precario e che scacci la crisi, si sono messi in campo in questi giorni mobilitazioni ed appelli sotto degli slogan che dicono pressappoco questo: lottiamo “per un nuovo “piano di rinascita” e, ancora, “per un diverso modello di sviluppo“.

Peraltro, è difficile comprendere cosa di concreto contengano quegli slogan, dato non si precisano quali indicazioni concrete propongano.Ad essi infatti andrebbe data, come possibile giustificazione, quella di voler divenire solo la cassa di risonanza per lo stato di gravi difficoltà e di persistenti malesseri attraversato dalle comunità isolane.

Per la verità, la Sardegna, con la sua economia, si trova oggi in mezzo ad un guado, dove, abbandonata la sponda di un’industrializzazione forzata, non sa più verso che riva dirigersi. E questo mentre preme una forza lavoro che è più che raddoppiata rispetto agli anni della “prima” rinascita.

Per meglio capire questo passaggio, vale ricordare come allora la creazione di fabbriche ad alta intensità di occupazione fosse stata vista quale antidoto alla fuga dalle campagne e alla piaga di un’emigrazione quasi esclusivamente maschile e a bassa scolarizzazione.

Oggi, al contrario, con l’entrata nel campo del lavoro delle donne e con una più diffusa e alta scolarizzazione, la sola fabbrica non può essere più un rimedio.

Anche perché l’assetto dell’economia è profondamente mutato, ed è difficile intravedere quali ne siano le reali caratteristiche, con un comparto produttivo disunito, disperso e fortemente impregnato di quell’effetto “mucillagine” di cui ha scritto il Censis.

Si è ancor più aggravata la disunità interna, per cui non si è più davanti al solo contrasto fra zone interne e costiere, ma vi è difficoltà a trovare omogeneità tra i problemi dell’ Ogliastra e quelli del Mandrolisai, dell’ Anglona o della Trexenta.

La Sardegna non è più solo geograficamente un’ isola di isole, ma lo è diventata soprattutto nell’ economia, tanto da rendere difficile l’adozione, come allora, di un’unica ricetta che possa far ripartire lo sviluppo.

Ed è per questo che al posto di slogan e di mobilitazioni popolari servirebbero delle valide idee e dei progetti concreti perché si scaccino le paure e le depressioni e si ritorni a lavorare per costruire un futuro diverso e migliore.

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