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Piano casa, cemento a presa lenta


L’opposizione: «Un flop per il rilancio dell’economia», la maggioranza: «Siamo sicuri del suo successo»
Presentata la prima domanda ad Arzachena, restano i dubbi dei tecnici

Serena Lullia, , ,21/01/10

ARZACHENA. La partenza tutt’altro che da sprinter del piano casa non fa perdere il sorriso al Comune. L’amministrazione è certa che in primavera le richieste di ampliamento saranno tantissime. Il successo del piano cemento è solo rinviato. In attesa della maxi ondata di carte l’ufficio tecnico fa le prove generali del grande assalto e porta a tre i giorni di apertura. Per stuzzicare gli appetiti edilizi dei cittadini il Comune ha anche messo on line il modulo da presentare e l’elenco dei documenti da allegare.

L’amministrazione si dà da fare per fare nuovi proseliti alla legge sul blocchetto. Al momento però i numeri restano da depressione. Dopo due mesi dall’approvazione del piano casa, la prima pratica di ampliamento è arrivata questa settimana. Perplessa l’opposizione. «Mi sembra davvero strano che in un territorio come il nostro che basa la sua economia sull’edilizia, il piano casa sia così indietro – dice Franco Carletti, ex An -.

Un provvedimento così atteso per uscire dalla crisi e cominciare a far girare l’economia non può passare nell’indifferenza. Sarebbe il caso che i nostri amministratori analizzassero il perché di questo enorme ritardo. L’assessore regionale all’Urbanistica Gabriele Asunis ha più volte ripetuto che non ci sono problemi interpretativi della legge e che chi vuole fare un ampliamento deve solo presentare la domanda. Mi sarebbe piaciuto che Asunis fosse stato invitato a partecipare a un incontro con la popolazione di Arzachena e che i casi urbanistici dubbi venissero sottoposti direttamente alla sua attenzione».

Molto più tecnico l’intervento del consigliere frazionista e geometra, Fabrizio Azara. «Fino a oggi ci sono state molte incertezze sulle procedure di presentazione delle domande – dice Azara -. Il linea generale la legge è chiara. I dubbi sorgono sui casi specifici. Come tecnico io stesso ho consigliato ai miei clienti di temporeggiare, in attesa che ci fossero maggiori certezze sulle norme, almeno fino subito dopo le feste natalizie. Molti dei miei clienti sono proprietari di seconde case e sarebbero interessati ad ampliarle. Credo che ormai i tempi siano maturi per inoltrare le pratiche all’ufficio tecnico anche se i dubbi restano». Azara dà un giudizio politico tiepido sul piano casa. «Ho visto grande curiosità all’inizio e sono certo che anche le richieste arriveranno nei prossimi mesi – aggiunge Azara -. Bisognerà poi vedere quante di quelle licenze edilizie verranno rilasciate. Gli oneri concessori sono molto elevati. Soprattutto sulle seconde case. Non dobbiamo dimenticarci che siamo ancora nel pieno della crisi. Ci sono molte licenze edilizie ancora nei cassetti dell’ufficio tecnico dallo scorso anno».

Mostra ottimismo l’assessore all’Urbanistica, Gigi Astore, certo che il piano casa, dopo un avvio lento, farà correre economia ed edilizia come una Ferrari. «Le richieste di ampliamento arriveranno, sono sicuro – dice Astore -. Abbiamo risolto i dubbi interpretativi con i funzionati dell’ufficio tecnico. Abbiamo anche esteso gli orari. Martedì e giovedì dalle 10,30 alle 12 per il pubblico. Abbiamo invece riservato il giovedì mattina ai tecnici. Molti cittadini aspettavano di sapere con certezza che cosa sia possibile costruire nell’agro, in particolare su un ettaro di terreno. Noi applichiamo la legge del piano casa così come è stata scritta. Nel caso in cui ci dovessero essere delle modifiche le applicheremo quando diventeranno operative. Nel prossimo consiglio comunale porteremo l’elenco delle case in cui è possibile fare degli ampliamenti. Illustreremo, edificio per edificio, il tipo di intervento che è possibile fare. In questo modo daremo ulteriori certezze ai cittadini e sgombreremo il campo da qualsiasi dubbio». Astore ribadisce poi la bontà del piano casa. «Credo che sia una grande opportunità per il territorio – conclude – e sono certo che darà una grande spinta all’economia».

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Più idee concrete e meno slogan

Paolo Fadda*, , 17/01/10

Per un futuro dell’isola, che sia meno precario e che scacci la crisi, si sono messi in campo in questi giorni mobilitazioni ed appelli sotto degli slogan che dicono pressappoco questo: lottiamo “per un nuovo “piano di rinascita” e, ancora, “per un diverso modello di sviluppo“.

Peraltro, è difficile comprendere cosa di concreto contengano quegli slogan, dato non si precisano quali indicazioni concrete propongano.Ad essi infatti andrebbe data, come possibile giustificazione, quella di voler divenire solo la cassa di risonanza per lo stato di gravi difficoltà e di persistenti malesseri attraversato dalle comunità isolane.

Per la verità, la Sardegna, con la sua economia, si trova oggi in mezzo ad un guado, dove, abbandonata la sponda di un’industrializzazione forzata, non sa più verso che riva dirigersi. E questo mentre preme una forza lavoro che è più che raddoppiata rispetto agli anni della “prima” rinascita.

Per meglio capire questo passaggio, vale ricordare come allora la creazione di fabbriche ad alta intensità di occupazione fosse stata vista quale antidoto alla fuga dalle campagne e alla piaga di un’emigrazione quasi esclusivamente maschile e a bassa scolarizzazione.

Oggi, al contrario, con l’entrata nel campo del lavoro delle donne e con una più diffusa e alta scolarizzazione, la sola fabbrica non può essere più un rimedio.

Anche perché l’assetto dell’economia è profondamente mutato, ed è difficile intravedere quali ne siano le reali caratteristiche, con un comparto produttivo disunito, disperso e fortemente impregnato di quell’effetto “mucillagine” di cui ha scritto il Censis.

Si è ancor più aggravata la disunità interna, per cui non si è più davanti al solo contrasto fra zone interne e costiere, ma vi è difficoltà a trovare omogeneità tra i problemi dell’ Ogliastra e quelli del Mandrolisai, dell’ Anglona o della Trexenta.

La Sardegna non è più solo geograficamente un’ isola di isole, ma lo è diventata soprattutto nell’ economia, tanto da rendere difficile l’adozione, come allora, di un’unica ricetta che possa far ripartire lo sviluppo.

Ed è per questo che al posto di slogan e di mobilitazioni popolari servirebbero delle valide idee e dei progetti concreti perché si scaccino le paure e le depressioni e si ritorni a lavorare per costruire un futuro diverso e migliore.

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