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Un nuovo direttore per Portisco


Italia Navigando ha già deciso: Baldassarri al posto di De Cet
L’amministratore Andrea Ripa di Meana: non siamo alla deriva

Marco Bittau, ,21/01/10

OLBIA. «Non siamo alla deriva e la marina di Portisco diventerà ancora più competitiva nel mercato della portualità a Olbia e in Costa Smeralda». Le parole di Andrea Ripa di Meana, amministratore delegato di Italia Navigando, socio unico «in banchina», annunciano che il dopo De Cet è cominciato. Si parte con una nomina ad interim: il nuovo direttore, Francesco Baldassarri, romano, coordinatore della gestione di tutti i porti della rete di Italia Navigando.

«Abbiamo sempre assistito al meglio Portisco, come dimostrano le fiere e l’attività di promozione – aggiunge Ripa di Meana – questo per dire che i buoni risultati ottenuti dalla Marina non possono essere riferiti soltanto a un uomo. Per quanto riguarda l’ex direttore Vasco De Cet, il suo contratto era scaduto lo scorso 31 dicembre e, a tempo debito, si sarebbero valutate tutte le opzioni, anche il rinnovo. Non c’era fretta, perché Portisco è una marina tipicamente stagionale e in questo periodo dell’anno l’attività è ridotta al minimo. Dalla stampa, invece, abbiamo appreso che De Cet ha accettato un’altra offerta».

La vicenda è nota: il direttore De Cet, scaduto il suo contratto, ha accettato la corte del gruppo Mita-Marcegaglia e ha preso il largo verso il nuovo porto turistico dell’ex arsenale alla Maddalena, che ora si prepara a ospitare le regate della Vuitton cup. Una campagna acquisti in piena regola, ma l’amministratore delegato di Italia Navigando evita qualunque polemica e, con garbo, ringrazia l’ex direttore per l’opera compiuta.

Nel frattempo, a Portisco è già al lavoro il nuovo direttore Francesco Baldassarri, coordinatore di tutte le marine della rete Italia Navigando ed ex direttore dei porti del gruppo Parodi, in Liguria. «Si tratta di una nomina ad interim – spiega Andrea Ripa di Meana – nel senso che cercheremo comunque un candidato per la direzione. Senza fretta però, nel senso che Portisco è già una macchina perfettamente efficiente».

In effetti, Portisco è un vero gioiellino della portualità turistica. Probabilmente il fiore all’occhiello della «flotta» Italia Navigando, holding a capitale quasi interamente pubblico (l’88% delle quote azionarie appartiene al portafoglio di Sviluppo Italia).

Nel suo pacchetto gestione ci sono 3 porti operativi (Portisco e Teulada in Sardegna e Procida, tutti sotto il pieno controllo) e altri quattro che saranno pronti per l’estate. «Per tutte le nostre marine – conclude l’amministratore – Italia Navigando svolge azioni che riguardano attività di gestione pratica, amministrazione finanziaria, politica tariffaria, controllo e consulenza tecnica, fiscale e contrattuale, secondo un’ottica di rete.

Un grande livello di attenzione che anche per il futuro porterà Portisco verso un ulteriore sviluppo migliorando la gamma dei servizi offerti».

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Più idee concrete e meno slogan

Paolo Fadda*, , 17/01/10

Per un futuro dell’isola, che sia meno precario e che scacci la crisi, si sono messi in campo in questi giorni mobilitazioni ed appelli sotto degli slogan che dicono pressappoco questo: lottiamo “per un nuovo “piano di rinascita” e, ancora, “per un diverso modello di sviluppo“.

Peraltro, è difficile comprendere cosa di concreto contengano quegli slogan, dato non si precisano quali indicazioni concrete propongano.Ad essi infatti andrebbe data, come possibile giustificazione, quella di voler divenire solo la cassa di risonanza per lo stato di gravi difficoltà e di persistenti malesseri attraversato dalle comunità isolane.

Per la verità, la Sardegna, con la sua economia, si trova oggi in mezzo ad un guado, dove, abbandonata la sponda di un’industrializzazione forzata, non sa più verso che riva dirigersi. E questo mentre preme una forza lavoro che è più che raddoppiata rispetto agli anni della “prima” rinascita.

Per meglio capire questo passaggio, vale ricordare come allora la creazione di fabbriche ad alta intensità di occupazione fosse stata vista quale antidoto alla fuga dalle campagne e alla piaga di un’emigrazione quasi esclusivamente maschile e a bassa scolarizzazione.

Oggi, al contrario, con l’entrata nel campo del lavoro delle donne e con una più diffusa e alta scolarizzazione, la sola fabbrica non può essere più un rimedio.

Anche perché l’assetto dell’economia è profondamente mutato, ed è difficile intravedere quali ne siano le reali caratteristiche, con un comparto produttivo disunito, disperso e fortemente impregnato di quell’effetto “mucillagine” di cui ha scritto il Censis.

Si è ancor più aggravata la disunità interna, per cui non si è più davanti al solo contrasto fra zone interne e costiere, ma vi è difficoltà a trovare omogeneità tra i problemi dell’ Ogliastra e quelli del Mandrolisai, dell’ Anglona o della Trexenta.

La Sardegna non è più solo geograficamente un’ isola di isole, ma lo è diventata soprattutto nell’ economia, tanto da rendere difficile l’adozione, come allora, di un’unica ricetta che possa far ripartire lo sviluppo.

Ed è per questo che al posto di slogan e di mobilitazioni popolari servirebbero delle valide idee e dei progetti concreti perché si scaccino le paure e le depressioni e si ritorni a lavorare per costruire un futuro diverso e migliore.

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