L’INTERVISTA. Paolo Piro, presidente dell’Autorità portuale del nord Sardegna, racconta le linee del piano regolatore
L’Isola Bianca ha sfiorato i quattro milioni di passeggeri
Caterina De Roberto
, 07/02/10
Il traffico passeggeri continua a crescere e a dare gas al motore dell’economia cittadina: nel porto del futuro ci sarà spazio per la nautica ma anche per le tradizionali attività di mitilicoltura.
Governare l’economia, anche quando corre veloce, o esserne governati. La scommessa della città sta tutta lì. E il porto, motore di Olbia e sua prima industria da qualche millennio a questa parte, non fa eccezione. Prova a governarlo Paolo Piro, presidente dell’Autorità portuale del nord Sardegna (oltre a Olbia, Golfo Aranci e Porto Torres), un passato ormai lontano da amministratore nella vecchia diccì e da direttore del Consorzio di Porto Rotondo, finito quattro anni fa su una delle poltrone più potenti del territorio. È in quota Forza Italia ma al momento della riconferma ha incassato un gradimento decisamente ampio.
Governare il porto di Olbia e il suo sviluppo, che resta importante nonostante la crisi, vuol dire saperci inserire tanti elementi non sempre in perfetta armonia: i traghetti passeggeri e le navi merci, la nautica da diporto e i cantieri, le spiagge, i crocieristi e le cozze. La polemica è di questi giorni: i mitilicoltori sostengono che, nel nuovo piano regolatore del porto, la loro attività sarebbe sacrificata, con una consistente diminuzione di spazi, per favorire la nautica da diporto.
Via le cozze, avanti gli yacht?
«Assolutamente no. Le cozze, oltre ad essere una risorsa economica, fanno parte del tessuto sociale della città. Durante la stesura del piano regolatore, ha lavorato un’èquipe che si è occupata esclusivamente di questo con uno studio economico e di impatto ambientale. Il piano regolatore del porto ora è all’esame dei Comuni e ha davanti un iter ancora abbastanza lungo, dovrà passare al ministero e poi al presidente della Regione che dovrà promulgarlo. Non spetta a me, quindi, dare dettagli su questo piano. Però posso dire che la mitilicoltura e l’arsellicoltura avranno i loro spazi».
Quanto esattamente?
«Sono previsti 87 ettari solo per la mitilicoltura, sufficienti per le aziende che oggi lavorano nel settore e sono produttive. Non bisogna dimenticare che ci sono aziende che in realtà sono fallite, già da tempo la produzione si è ridotta, e che molti spazi occupati sono fuori dalle concessioni. Il Prp mette ordine e tutela l’esistente».
Ma è vero che è stata privilegiata la nautica da diporto?
«Le due cose non sono assolutamente in contrapposizione. Abbiamo previsto un banchinamento che va dall’ex Sep di via dei Lidi a Mogadiscio, la portualità turistica si svilupperà per tutto il golfo interno anche con attività commerciali lungo le banchine. È un discorso di vivibilità della città, non solo di sviluppo turistico. Tutte quelle aree sono assolutamente interdette da decenni alla coltivazione dei frutti di mare, esattamente dai tempi della legge sul colera».
Com’è disegnato il futuro del porto?
«Quando tutte le opere saranno terminate, sarà diviso il traffico turistico da quello commerciale. Tutto il merci andrà a Cocciani, comprese le ferrovie che si spostano da Golfo Aranci. All’Isola Bianca avremo solo il traffico passeggeri e i crocieristi e la portualità si integrerà con il waterfront cittadino in chiave turistica. Sarà anche allargata la canaletta che consentirà un più agevole passaggio delle navi. Si prevede una spesa di 40 milioni per Olbia e 38 per Golfo Aranci»
C’è ancora spazio di crescita nel traffico passeggeri per l’Isola Bianca?
«Ad agosto abbiamo 42 accosti al giorno e un milione di passeggeri. Non è pensabile l’introduzione di nuove linee. Quello che si dovrebbe fare, ma è un discorso ormai arci noto, è cercare di allungare la stagione».
La viabilità è tra i punti critici del porto di Olbia, si può fare altro?
«In realtà, grazie alla stretta collaborazione con la Capitaneria, riusciamo a gestire abbastanza bene imbarchi e sbarchi. Indirizziamo gli automobilisti sulle varie direttrici a seconda del traffico».
L’hanno accusata, neppure troppo velatamente, di favorire la posizione dominante della Moby di Vincenzo Onorato che controlla anche Sinergest.
«L’accusa è smentita dai fatti. A Olbia operano quattro compagnie di navigazione. Semmai c’è monopolio a Golfo Aranci o a Cagliari».
E con Tirrenia come va?
«Malissimo. Più volte abbiamo detto che il servizio offerto in inverno con la Olbia-Genova è indegno. Confido che la compagnia venga venduta al più presto».
Lei ha lavorato moltissimo sulle crociere fino ad arrivare a un incremento del 100 per cento. Il mercato regge?
«Solo se la città, e in particolare i commercianti rispondono. Portare qui i crocieristi è stata una vera scommessa perché le attrattive strettamente cittadine non sono tantissime. Se non si fa nulla per accoglierli, sarà poi difficile recuperarli. Noi possiamo portarli, ma la promozione turistica non è un nostro compito. La prima cosa che vorrebbero fare è un bagno al mare ma nessuno ha pensato ad organizzare un servizio che li porti in spiaggia, e Pittulongu sta lì, a due passi».
Lei ha spesso contestato i commercianti.
«Beh, certo. Noi abbiamo avuto e avremo ancora una nave Msc qua tutte le domeniche. C’erano due negozi aperti. Se continuano così, quest’anno ci organizziamo per portarli da Auchan o all’Iperstanda».
Dicono che non spendono.
«Falso. Secondo uno studio vengono spesi in città 35 euro a crocierista. Ma non è solo questo: il crocierista è un ambasciatore per il turismo».
L’esperimento stop and go, la crociera abbinata alla vacanza, ha funzionato?
«Abbiamo avuto ogni settimana un centinaio di turisti che hanno prolungato la loro vacanza negli hotel convenzionati e una settantina di sardi che si sono imbarcati a Olbia per la loro crociera».
Quanta occupazione crea il porto?
«È la prima industria. Difficile fare cifre precise ma ritengo che intorno al porto gravitino dalle cinque alle seimila persone».
L’Authority ha promosso il Sea master in collaborazione con l’Università: quanto conta la formazione?
«È vitale. Oltre al master, tengo in maniera particolare alla riqualificazione dell’ex area Sep per la realizzazione di una scuola di specializzazione nella nautica cantieristica».
Il suo miglior successo?
«Le crociere, l’incremento del 100 per cento negli approdi e la realizzazione dei moli crocieristici».
Quello che non è ancora riuscito a fare?
«Il piano regolatore generale del porto. Purtroppo ci sono stati rallentamenti legati anche ai problemi di Golfo Aranci. Lo strumento urbanistico è fondamentale per governare».
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