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Un milione per i tesori di La Prisgiona


ARZACHENA. L’amministrazione ha ottenuto i fondi dal ministero per i Beni culturali
Nella valle di Capichera verrà alla luce un villaggio nuragico
Isabella Chiodino, img class=”alignnone” src=”http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/images/articoli/logo_testata_1.jpg” alt=”" width=”120″ height=”11″ />, 07/02/10
Soddisfatto l’assessore all’Urbanistica, Gigi Astore: «Siamo al lavoro perché Arzachena entri in una rete archeologica internazionale».

Sotto terra e nascosto dalla macchia mediterranea c’è un intero villaggio nuragico che aspetta di vedere la luce nella valle di Capichera. Insieme ad esso, affioreranno anche risposte alle molte domande e supposizioni sulla vita dei suoi abitanti. «Grazie ad un fondo di un milione assegnatoci dal ministero per i Beni culturali, gli scavi al sito archeologico de La Prisgiona potranno proseguire», appunta l’assessore all’Urbanistica Gigi Astore, soddisfatto per l’attribuzione del finanziamento destinato al progetto del Parco archeologico di Capichera.

RISORSE E SCAVI I fondi arriveranno in diverse tranche nelle casse comunali attraverso la società Arcus, costituita dal ministero per favorire lo sviluppo e la diffusione dell’arte e della cultura. «La prosecuzione dei lavori nel complesso nuragico è prevista per l’inizio dell’estate e consentirà di ricostruire l’intero villaggio che stimiamo con certezza sia composto da oltre 100 locali. Gli scavi erano fermi dal 2008 per la mancanza di fondi», racconta Astore. Poi l’incontro dello scorso maggio a Roma, con il ministro ai Beni culturali Sandro Bondi, per la presentazione del progetto. Quindi l’approvazione da parte della Sovrintendenza e finalmente il primo dicembre il decreto col quale è stato assegnato il milione di euro a La Prisgiona.

IL FUTURO DELLA VALLE Le risorse verranno gestite dal Comune che seguirà gli scavi avvalendosi dei due esperti che hanno redatto il progetto, Mario Azara e Angela Antona (ha curato la parte scientifica). Ma nel futuro del parco di Capichera c’è ben altro.

«Siamo stati convocati a Roma il 16 febbraio per presentare la documentazione preliminare che consentirà a La Prisgiona di entrare a far parte di un’iniziativa sperimentale di gestione e valorizzazione dei parchi archeologici», riferisce Astore che, insieme a Rino Cudoni, assessore al Turismo, e al sindaco Piero Filigheddu, prenderà parte all’incontro con una speciale commissione di valutazione. Se la riunione andrà a buon fine, attraverso la predisposizione di piani finanziari, di comunicazione e gestione dei servizi, la storia di Arzachena farà parte di una rete che le consentirà di essere conosciuta in tutto il mondo.

Un ultimo tassello si è aggiunto nei giorni scorsi. «Potremmo accedere anche ad un altro finanziamento regionale di 240.000 euro per trasformare il museo mineralogico in archeologico». Astore racconta delle centinaia di ceramiche e di vasellame ritrovato nel sito e che attualmente sono conservati a Sassari. «Potremmo lavorare e restaurare in loco i reperti creando un ritorno economico diretto ad Arzachena grazie a nuovi posti di lavoro».

Filed under: Archeologia, Cultura, Turismo, , , , , ,

Più idee concrete e meno slogan

Paolo Fadda*, , 17/01/10

Per un futuro dell’isola, che sia meno precario e che scacci la crisi, si sono messi in campo in questi giorni mobilitazioni ed appelli sotto degli slogan che dicono pressappoco questo: lottiamo “per un nuovo “piano di rinascita” e, ancora, “per un diverso modello di sviluppo“.

Peraltro, è difficile comprendere cosa di concreto contengano quegli slogan, dato non si precisano quali indicazioni concrete propongano.Ad essi infatti andrebbe data, come possibile giustificazione, quella di voler divenire solo la cassa di risonanza per lo stato di gravi difficoltà e di persistenti malesseri attraversato dalle comunità isolane.

Per la verità, la Sardegna, con la sua economia, si trova oggi in mezzo ad un guado, dove, abbandonata la sponda di un’industrializzazione forzata, non sa più verso che riva dirigersi. E questo mentre preme una forza lavoro che è più che raddoppiata rispetto agli anni della “prima” rinascita.

Per meglio capire questo passaggio, vale ricordare come allora la creazione di fabbriche ad alta intensità di occupazione fosse stata vista quale antidoto alla fuga dalle campagne e alla piaga di un’emigrazione quasi esclusivamente maschile e a bassa scolarizzazione.

Oggi, al contrario, con l’entrata nel campo del lavoro delle donne e con una più diffusa e alta scolarizzazione, la sola fabbrica non può essere più un rimedio.

Anche perché l’assetto dell’economia è profondamente mutato, ed è difficile intravedere quali ne siano le reali caratteristiche, con un comparto produttivo disunito, disperso e fortemente impregnato di quell’effetto “mucillagine” di cui ha scritto il Censis.

Si è ancor più aggravata la disunità interna, per cui non si è più davanti al solo contrasto fra zone interne e costiere, ma vi è difficoltà a trovare omogeneità tra i problemi dell’ Ogliastra e quelli del Mandrolisai, dell’ Anglona o della Trexenta.

La Sardegna non è più solo geograficamente un’ isola di isole, ma lo è diventata soprattutto nell’ economia, tanto da rendere difficile l’adozione, come allora, di un’unica ricetta che possa far ripartire lo sviluppo.

Ed è per questo che al posto di slogan e di mobilitazioni popolari servirebbero delle valide idee e dei progetti concreti perché si scaccino le paure e le depressioni e si ritorni a lavorare per costruire un futuro diverso e migliore.

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