tomaso giagoni

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Meridiana Fly, l’ostacolo delle banche


I soldi sono indispensabili per la fusione entro il 28 febbraio. Frenetiche trattative, slitta ancora il cda
Un pool non ha ancora deciso se dare 30 milioni alla nuova compagnia

,10/02/10

OLBIA. C’è un ostacolo sulla pista che porta alla fusione tra Meridiana ed Eurofly: le banche. La nuova compagnia aerea dell’Aga Khan deve volare entro il 28 febbraio. E deve avere a disposizione 70 milioni: 40 li mette Meridiana, 30 devono arrivare da un pool bancario. Che non li ha ancora concessi. La fusione corre dei rischi.

La fusione. La nascita di Meridiana Fly è dunque travagliata. La decisione di fondere le due compagnie era stata presa dai rispettivi cda il 19 novembre 2009. Meridiana – intesa come società capogruppo – si era impegnata a fare due cose a favore della controllata. Uno: integrare Meridiana aviation (la compagnia), stimata 52 milioni e mezzo di euro, con Eurofly. Due: concedere alla nuova compagnia, Meridiana Fly, 50 milioni di euro (di cui 30 dati da Akfed, la società di Karim che realizza progetti nei paesi islamici).

Data e banche. In cambio, la capogruppo Meridiana aveva chiesto due cose. Uno: l’integrazione entro il 28 febbraio. Due: le banche che hanno finanziato Eurofly (15 milioni prestati alla compagnia nel novembre del 2007 e da restituire entro il novembre di quest’anno), devono continuare a garantire quella linea di credito, aggiungendo altri 15 milioni.

Gli istituti di credito devono quindi concedere a Meridiana Fly 30 dei 70 milioni necessari per il suo decollo. E qui, come comunicato al mercato lo scorso 31 gennaio, sono nati i problemi. Il pool bancario (Bnl, Unicredit, Intesa) ha aperto il dossier Meridiana Fly, e non l’ha ancora chiuso. Le tre banche stanno chiedendo garanzie. «Le linee di credito erano state concesse a una società. Adesso devono essere spostate su un’altra società: nuova, con una sede diversa, una partita iva diversa. E’ un’operazione delicata, che richiede numerosi approfondimenti».

Eurofly a rischio. I soldi delle banche (e dell’azionista), come rilevato anche da Kpmg, la società di revisione che non ha dato la conformità alla semestrale di Meridiana, sono «indispensabili per garantire la sostenibilità della fusione». Se non arriveranno, Meridiana Fly rischia di non vedere la luce. E’ lo scenario più fosco. Perché, senza la fusione, Eurofly crollerebbe. Tanto è vero che la compagnia, sempre il 31 gennaio, ha fatto sapere di aver chiesto alla capogruppo Meridiana un finanziamento di 5 milioni di euro per «continuare la propria attività».

Cda saltato. Il cda di Meridiana doveva dire di sì lo scorso 4 febbraio, ma la riunione è saltata all’ultimo momento. E’ stata aggiornata a questa settimana, ma sinora non c’è alcuna convocazione. Fonti della capogruppo, fanno sapere che è solo una «questione tecnica». I dirigenti di Karim stanno lavorando per ottenere i 30 milioni dalle banche, un’operazione che credono possa essere conclusa positivamente. E’ una corsa contro il tempo: al termine ultimo per la fusione mancano soltanto dieci giorni.

Cgil. Oggi si terrà il congresso provinciale della Filt-Cgil (trasporti). Meridiana ha però negato il permesso sindacale a cinque dipendenti. «E’ una decisione contro la legge, siamo pronti a fare causa» dice il segretario Franco Monaco.

Filed under: Trasporti, Turismo, ,

Più idee concrete e meno slogan

Paolo Fadda*, , 17/01/10

Per un futuro dell’isola, che sia meno precario e che scacci la crisi, si sono messi in campo in questi giorni mobilitazioni ed appelli sotto degli slogan che dicono pressappoco questo: lottiamo “per un nuovo “piano di rinascita” e, ancora, “per un diverso modello di sviluppo“.

Peraltro, è difficile comprendere cosa di concreto contengano quegli slogan, dato non si precisano quali indicazioni concrete propongano.Ad essi infatti andrebbe data, come possibile giustificazione, quella di voler divenire solo la cassa di risonanza per lo stato di gravi difficoltà e di persistenti malesseri attraversato dalle comunità isolane.

Per la verità, la Sardegna, con la sua economia, si trova oggi in mezzo ad un guado, dove, abbandonata la sponda di un’industrializzazione forzata, non sa più verso che riva dirigersi. E questo mentre preme una forza lavoro che è più che raddoppiata rispetto agli anni della “prima” rinascita.

Per meglio capire questo passaggio, vale ricordare come allora la creazione di fabbriche ad alta intensità di occupazione fosse stata vista quale antidoto alla fuga dalle campagne e alla piaga di un’emigrazione quasi esclusivamente maschile e a bassa scolarizzazione.

Oggi, al contrario, con l’entrata nel campo del lavoro delle donne e con una più diffusa e alta scolarizzazione, la sola fabbrica non può essere più un rimedio.

Anche perché l’assetto dell’economia è profondamente mutato, ed è difficile intravedere quali ne siano le reali caratteristiche, con un comparto produttivo disunito, disperso e fortemente impregnato di quell’effetto “mucillagine” di cui ha scritto il Censis.

Si è ancor più aggravata la disunità interna, per cui non si è più davanti al solo contrasto fra zone interne e costiere, ma vi è difficoltà a trovare omogeneità tra i problemi dell’ Ogliastra e quelli del Mandrolisai, dell’ Anglona o della Trexenta.

La Sardegna non è più solo geograficamente un’ isola di isole, ma lo è diventata soprattutto nell’ economia, tanto da rendere difficile l’adozione, come allora, di un’unica ricetta che possa far ripartire lo sviluppo.

Ed è per questo che al posto di slogan e di mobilitazioni popolari servirebbero delle valide idee e dei progetti concreti perché si scaccino le paure e le depressioni e si ritorni a lavorare per costruire un futuro diverso e migliore.

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