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Rinaggiu è in ritardo di un anno


TEMPIO. Sono passati diciotto mesi dall’appalto vinto da un’associazione di imprese
I lavori sarebbero dovuti iniziare nel gennaio del 2009
Francesco Cossu, 10/02/10

Tutto tace a Rinaggiu dove i lavori sarebbero dovuti iniziare esattamente un anno fa.

Sono trascorsi 18 mesi da quando un’Associazione temporanea d’imprese si presentò solitaria alla gara d’appalto del Comune per la gestione delle terme di Rinaggiu, senza che si sia intravista un minimo di vitalità. In base agli accordi le tre ditte, che si sono sobbarcate il compito di rilanciare l’attività termale, accusano un ritardo di un anno.

Un ritardo che il sindaco Antonello Pintus ha così motivato: «Credo che l’attuale situazione di attesa sia dovuto alle aspettative per un bando regionale, che consentirà alla società di usufruire di un finanziamento del 40 per cento a fondo perso per la costruzione di un albergo. Pertanto è facile prevedere che fino a quando non verrà espletata questa formalità burocratica non vi saranno novità».

Il primo cittadino non è comunque preoccupato: «Non credo che la società sia intenzionata a mollare, anche perché prima di sottoscrivere l’accordo abbiamo ricevuto determinate garanzie. Loro si sono impegnati a sottoscrivere una fideiussione e al momento, qualora decidessero di recedere, ci perderebbero non meno di 150mila euro». Proprio sulle garanzie, durante la discussione in consiglio comunale, ci furono allora le maggiori perplessità.

Due soli, però, furono i voti contrari: quello dell’esponente del Pd Vittorio Masu e l’indipendente Gianni Monteduro che motiva il suo no all’accordo: «Questa associazione d’imprese ha ottenuto un’inspiegabile concessione per 50 anni, quando per un albergo se ne concedono 15 o 20 al massimo. Sfrutterà un compendio di 13 ettari senza fornire preventivamente un piano economico, un piano strategico, e né un piano occupazionale. Le garanzie di cui parla il sindaco sono irrisorie così come gli 800 euro di canone mensile.

La verità è che l’attivazione di Rinaggiu richiede un investimento considerevole». Negli ultimi anni sono state portate a termine diverse opere collaterali: una reception, un albergo e una sala convegni nella palazzina di comando nell’ex caserma di Pischinaccia; strutture sportive e un anfiteatro. Resta però l’albergo che sarà costruito nei pressi della beauty farm, anch’essa da dotare di tutte le attrezzature. A tali spese occorre aggiungere 400mila euro per le sistemazioni esterne. Sommando il tutto, le tre ditte che costituiscono l’Associazione temporanea d’imprese dovranno sborsare oltre 4 milioni di euro.
FRANCESCO COSSU

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Più idee concrete e meno slogan

Paolo Fadda*, , 17/01/10

Per un futuro dell’isola, che sia meno precario e che scacci la crisi, si sono messi in campo in questi giorni mobilitazioni ed appelli sotto degli slogan che dicono pressappoco questo: lottiamo “per un nuovo “piano di rinascita” e, ancora, “per un diverso modello di sviluppo“.

Peraltro, è difficile comprendere cosa di concreto contengano quegli slogan, dato non si precisano quali indicazioni concrete propongano.Ad essi infatti andrebbe data, come possibile giustificazione, quella di voler divenire solo la cassa di risonanza per lo stato di gravi difficoltà e di persistenti malesseri attraversato dalle comunità isolane.

Per la verità, la Sardegna, con la sua economia, si trova oggi in mezzo ad un guado, dove, abbandonata la sponda di un’industrializzazione forzata, non sa più verso che riva dirigersi. E questo mentre preme una forza lavoro che è più che raddoppiata rispetto agli anni della “prima” rinascita.

Per meglio capire questo passaggio, vale ricordare come allora la creazione di fabbriche ad alta intensità di occupazione fosse stata vista quale antidoto alla fuga dalle campagne e alla piaga di un’emigrazione quasi esclusivamente maschile e a bassa scolarizzazione.

Oggi, al contrario, con l’entrata nel campo del lavoro delle donne e con una più diffusa e alta scolarizzazione, la sola fabbrica non può essere più un rimedio.

Anche perché l’assetto dell’economia è profondamente mutato, ed è difficile intravedere quali ne siano le reali caratteristiche, con un comparto produttivo disunito, disperso e fortemente impregnato di quell’effetto “mucillagine” di cui ha scritto il Censis.

Si è ancor più aggravata la disunità interna, per cui non si è più davanti al solo contrasto fra zone interne e costiere, ma vi è difficoltà a trovare omogeneità tra i problemi dell’ Ogliastra e quelli del Mandrolisai, dell’ Anglona o della Trexenta.

La Sardegna non è più solo geograficamente un’ isola di isole, ma lo è diventata soprattutto nell’ economia, tanto da rendere difficile l’adozione, come allora, di un’unica ricetta che possa far ripartire lo sviluppo.

Ed è per questo che al posto di slogan e di mobilitazioni popolari servirebbero delle valide idee e dei progetti concreti perché si scaccino le paure e le depressioni e si ritorni a lavorare per costruire un futuro diverso e migliore.

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