tomaso giagoni

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Turismo fuori stagione: traffico in aumento


Sardinia ferries

C.C., , 10/02/10

Duemilanove di crescita per la Corsica Sardinia Ferries che ha registrato un importante incremento del traffico, tra passaggeri e auto. In percentuale, la crescita dei passeggeri verso la Sardegna è stata del 5,8 per cento, rispetto all’anno precedente, per un totale di quasi 900 mila utenti trasportati.

Mentre per i veicoli c’è stato un aumento del 7 per cento. In dodici mesi sono saliti sulle 14 navi della Sardinia Ferries circa 326 mila automezzi. Nel 2009 il fatturato della compagnia di navigazione ligure è ammontato a 196 milioni di euro.

L’amministratore delegato del vettore marittimo, Euan Lonmon, ha commentato: «La leva commerciale utilizzata con successo per tutto l’anno scorso, è stata quella di incentivare il turismo fuori stagione, con l’offerta continua di pacchetti e offerte promozionali. Non meno importante è stata la scelta di aumentare la frequenza dei collegamenti tra Civitavecchia e Golfo Aranci».

Filed under: Trasporti, Turismo,

Più idee concrete e meno slogan

Paolo Fadda*, , 17/01/10

Per un futuro dell’isola, che sia meno precario e che scacci la crisi, si sono messi in campo in questi giorni mobilitazioni ed appelli sotto degli slogan che dicono pressappoco questo: lottiamo “per un nuovo “piano di rinascita” e, ancora, “per un diverso modello di sviluppo“.

Peraltro, è difficile comprendere cosa di concreto contengano quegli slogan, dato non si precisano quali indicazioni concrete propongano.Ad essi infatti andrebbe data, come possibile giustificazione, quella di voler divenire solo la cassa di risonanza per lo stato di gravi difficoltà e di persistenti malesseri attraversato dalle comunità isolane.

Per la verità, la Sardegna, con la sua economia, si trova oggi in mezzo ad un guado, dove, abbandonata la sponda di un’industrializzazione forzata, non sa più verso che riva dirigersi. E questo mentre preme una forza lavoro che è più che raddoppiata rispetto agli anni della “prima” rinascita.

Per meglio capire questo passaggio, vale ricordare come allora la creazione di fabbriche ad alta intensità di occupazione fosse stata vista quale antidoto alla fuga dalle campagne e alla piaga di un’emigrazione quasi esclusivamente maschile e a bassa scolarizzazione.

Oggi, al contrario, con l’entrata nel campo del lavoro delle donne e con una più diffusa e alta scolarizzazione, la sola fabbrica non può essere più un rimedio.

Anche perché l’assetto dell’economia è profondamente mutato, ed è difficile intravedere quali ne siano le reali caratteristiche, con un comparto produttivo disunito, disperso e fortemente impregnato di quell’effetto “mucillagine” di cui ha scritto il Censis.

Si è ancor più aggravata la disunità interna, per cui non si è più davanti al solo contrasto fra zone interne e costiere, ma vi è difficoltà a trovare omogeneità tra i problemi dell’ Ogliastra e quelli del Mandrolisai, dell’ Anglona o della Trexenta.

La Sardegna non è più solo geograficamente un’ isola di isole, ma lo è diventata soprattutto nell’ economia, tanto da rendere difficile l’adozione, come allora, di un’unica ricetta che possa far ripartire lo sviluppo.

Ed è per questo che al posto di slogan e di mobilitazioni popolari servirebbero delle valide idee e dei progetti concreti perché si scaccino le paure e le depressioni e si ritorni a lavorare per costruire un futuro diverso e migliore.

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