Paolo Fadda*,
, 05/03/10
Che si sia di fronte ad una preoccupante involuzione sulle qualità delle classi dirigenti isolane parrebbe ormai evidente, solo che si osservino le quotidiane vicende sia della politica come dell’economia. I carrierismi senza limiti e gli affarismi senza freni paiono essere i vizi più evidenti e diffusi fra quelle élites emergenti più per inganni o prepotenze che per meriti o capacità.
Sembrerebbe quindi che si siano del tutto interrotti i circuiti virtuosi che, in passato, avevano permesso di selezionare dei gruppi dirigenti capaci di porsi alla guida dell’isola per avviarla verso il progresso. D’altra parte, averne disponibilità è ritenuta una delle precondizioni
per conseguire successo, tant’è che i governi ed i partiti di tempi andati si premurarono di preparare e professionalizzare, dall’Ena alle Frattocchie, i loro quadri dirigenti.
Oggi, al contrario, ci si improvvisa su tutto, tanto che nella politica come nell’ economia ci si trova dinanzi ad un dilettantismo becero e deteriore. Infatti i guadagni facili ed illeciti, così come le sudditanze verso i leader di turno, hanno favorito l’ emergere, nell’ isola, di troppi “mes’ominis” e “omineddus”, privi di esperienze e di appropriate culture. Così la Sardegna si è trovata, in un momento fra i più drammatici, a dover contare su di una classe dirigente senza qualità e, soprattutto,interessata a soddisfare soltanto il proprio tornaconto i bisogni di tutti.
C’è in quest’ involuzione una responsabilità non piccola della scuola superiore che, per quel che si può notare, ha visto scadere decisamente la qualità e l’ efficacia dei propri insegnamenti, per via di un corpo docente talvolta mal reclutato e spesso sprovvisto di adeguate preparazioni. C’è ancora, ma non secondariamente,l’affermarsi sempre più totalizzante di quel “turbo-affarismo” che prospera sotto traccia, lucrando su commerci illeciti e su furbizie e inganni intessuti con il potere pubblico.
Il risultato sotto i nostri occhi è tale da far sì che queste élites di comando non siano più capaci di guidare l’ isola, con capacità virtuose, verso lo sviluppo. Con l’aggravante che avendo poi scelto la strada di un rapporto incestuoso e di sudditanza fra politica ed economia, si siano trovate depotenziate e immiserite, capaci solo di galleggiare stentatamente anziché dimnavigare speditamente
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