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Gli aeroporti vanno in rosso


Meno voli e meno passeggeri nei tre scali isolani

Guido Piga, La Nuova Sardegna, 28/08/10

OLBIA. Meno voli, meno ricavi, ma anche meno perdite. I primi sei mesi di Meridiana fly non sono tutti da buttare. Anche perché i tre aeroporti sardi, dove vola la compagnia, sono andati in rosso.

I conti. Meridiana fly, per cominciare.
Ieri il cda ha approvato la prima semestrale della nuova compagnia dell’Aga Khan, frutto della fusione, avvenuta il 1 marzo 2010, tra Meridiana ed Eurofly. «I ricavi di vendita sono pari a 245 milioni 350 mila euro, in calo del 19,9% su base annua, prevalentemente a causa della minore attività effettuata nel periodo» è scritto in un comunicato.

Ma c’è anche un dato positivo. «Il primo semestre 2010 si chiude con una perdita netta di 27 milioni 460 mila euro, ridotta rispetto ai 35 milioni del primo semestre del 2009». E’ un piccolo passo nella direzione che il management – l’ad Massimo Chieli non ha guidato l’azienda nei primi sei mesi – vuole dare a Meridiana fly nei prossimi anni: quella che porterà al risanamento. Come?

I tre scali. Meridiana deve volare di più, a cominciare dagli aeroporti sardi. Che non stanno andando bene. Ora dopo le parole, con qualche dirigente che dipinge sempre una realtà magnifica, arrivano i numeri (consultabili su www.assaeroporti.it). Da gennaio a luglio del 2010, c’è il segno meno sia per i movimenti che i passeggeri rispetto al 2009. Male Alghero (- 8.3% di movimenti, -9.5% di passeggeri). A Fertilia c’è stato un crollo degli stranieri: – 17.1% di movimenti, dovuti ai capricci di Ryanair, e solo 243.181 passeggeri, per un – 22.4%. Nei primi sette mesi, ad Alghero sono arrivati in tutto 754.826 passeggeri.

Male Olbia (-3.4% di movimenti, – 4.4% di passeggeri). Al Costa Smeralda, invece, sono calati gli italiani. Essendo Olbia la base principale di Meridiana, è chiaro che la compagnia di Karim non ha girato bene. I voli italiani sono diminuiti (-4.4%), e conseguentemente anche i passeggeri (280.790, per un – 5.9%). Nei primi sette mesi, 895.238 passeggeri totali.

In chiaroscuro Cagliari (-3,2 di movimenti, + 4.1% di passeggeri, che sono stati 1.916.512). E a luglio? Timidi segnali di ripresa. A Olbia 309.451 passeggeri (+ 1.9%), a Cagliari 389.078 (+ 1.1%). Sotto Alghero, con 176.922 passeggeri (- 11.6%).

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Più idee concrete e meno slogan

Paolo Fadda*, , 17/01/10

Per un futuro dell’isola, che sia meno precario e che scacci la crisi, si sono messi in campo in questi giorni mobilitazioni ed appelli sotto degli slogan che dicono pressappoco questo: lottiamo “per un nuovo “piano di rinascita” e, ancora, “per un diverso modello di sviluppo“.

Peraltro, è difficile comprendere cosa di concreto contengano quegli slogan, dato non si precisano quali indicazioni concrete propongano.Ad essi infatti andrebbe data, come possibile giustificazione, quella di voler divenire solo la cassa di risonanza per lo stato di gravi difficoltà e di persistenti malesseri attraversato dalle comunità isolane.

Per la verità, la Sardegna, con la sua economia, si trova oggi in mezzo ad un guado, dove, abbandonata la sponda di un’industrializzazione forzata, non sa più verso che riva dirigersi. E questo mentre preme una forza lavoro che è più che raddoppiata rispetto agli anni della “prima” rinascita.

Per meglio capire questo passaggio, vale ricordare come allora la creazione di fabbriche ad alta intensità di occupazione fosse stata vista quale antidoto alla fuga dalle campagne e alla piaga di un’emigrazione quasi esclusivamente maschile e a bassa scolarizzazione.

Oggi, al contrario, con l’entrata nel campo del lavoro delle donne e con una più diffusa e alta scolarizzazione, la sola fabbrica non può essere più un rimedio.

Anche perché l’assetto dell’economia è profondamente mutato, ed è difficile intravedere quali ne siano le reali caratteristiche, con un comparto produttivo disunito, disperso e fortemente impregnato di quell’effetto “mucillagine” di cui ha scritto il Censis.

Si è ancor più aggravata la disunità interna, per cui non si è più davanti al solo contrasto fra zone interne e costiere, ma vi è difficoltà a trovare omogeneità tra i problemi dell’ Ogliastra e quelli del Mandrolisai, dell’ Anglona o della Trexenta.

La Sardegna non è più solo geograficamente un’ isola di isole, ma lo è diventata soprattutto nell’ economia, tanto da rendere difficile l’adozione, come allora, di un’unica ricetta che possa far ripartire lo sviluppo.

Ed è per questo che al posto di slogan e di mobilitazioni popolari servirebbero delle valide idee e dei progetti concreti perché si scaccino le paure e le depressioni e si ritorni a lavorare per costruire un futuro diverso e migliore.

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