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«Karim deve mettere in vendita Meridiana fly»


Sindacati allarmati dopo l’ultimo buco: serve l’intesa con un vettore europeo

Guido Piga, La Nuova sardegna, 01/09/10

OLBIA. «Non ci sono alternative: Meridiana fly deve allearsi con una grande compagnia aerea europea. Anzi, deve esserne acquistata. Perché così non regge più». Il giorno dopo la notizia dell’ennesimo buco nel bilancio (colmato da un altro investimento dell’Aga Khan), tra i sindacati scatta l’allarme. Sia la Uil che l’Anpac fanno un ragionamento lineare: i dipendenti e l’azionista hanno già dato. Impossibile chiedere loro di più, serve un partner. Sarà British?

I conti sono presto fatti. L’operazione che ha portato alla nascita di Meridiana fly ha fatto tirare fuori all’Aga Khan 117 milioni di euro in 4 anni. 37 e mezzo li ha liberati lo scorso 27 agosto per garantire la vita alla compagnia aerea per un altro anno. Perché? Perché l’aumento di capitale da 40 milioni di euro, chiuso proprio nei giorni, è stato già parzialmente bruciato dai primi sei mesi del 2010. Karim, ancora una volta, si è trovato davanti a un bivio: spendere o lasciare alla deriva Meridiana fly.

E’ un campanello d’allarme fortissimo per i sindacati. La domanda è: quanto potrà durare Meridiana fly? «Siamo molto preoccupati – attacca Marco Bardini della Uil -. Meridiana fly è un progetto fatto male. Oggi abbiamo una compagnia che non è in grado di competere né con le low cost né con le grandi compagnie». Un vaso di coccio tra vasi di ferro. Come uscirne? Come ridurre le perdite? «Bisogna stare sul mercato, è ovvio. Ma – argomenta Bardini – per ridurre i costi è impossibile chiedere altri sacrifici ai lavoratori: hanno già dato tanto, troppo. Sinceramente, non è pensabile chiedere neppure altri investimenti all’Aga Khan: l’azionista ha fatto molto, ma non potrà spendere ancora. Per questo chiederemo al managament di accellerare un processo solo abbozzato: l’alleanza con un grande vettore europeo».

«Raccogliamo i danni prodotti da Rossi, con l’idea Eurofly – commenta Stefano Pisani dell’Anpac -. L’Aga Khan ha dovuto salvare l’azienda per l’ennesima volta, a causa della scelta sciagurata di acquisire Eurofly per poi fonderla con Meridiana. E’ evidente che, se vogliamo salvare la compagnia, serve una svolta radicale. Meridiana fly deve allearsi con un grosso player, penso a British, che vuole entrare nel mercato italiano. Anzi, dirò di più: Meridiana fly deve essere venduta a una compagnia aerea grande, che faccia massa. L’Aga Khan aveva questa idea, nell’interesse di tutti (suo, dei lavoratori, dei partner) è il momento che la concretizzi».

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One Response - I commenti sono chiusi.

  1. Andreas scrive:

    Queste dichiarazioni dei sindacalisti italiani del trasporto aereo mi sembrano ridicole: il consolidamento del settore , prima negli usa e poi in europa, e’ in corso da almeno 30/40 anni
    La fusione meridiana eurofly e’ stata un fatto naturale tipico del settore , anzi sarebbe dovuta avvenire 10 anni orsono
    Oppure qualcuno pensa in buona fede che meridiana avrebve potuto andare avanti ancora per qualche anno con i suoi sgangherati ed ultratrentennali Md80?
    Ormai e’ troppo tardi per pensare che le aziende medio piccole possano essere inglobate dai grandi vettori mondiali semplicemente perche’ i grandi non hanno bisogno dei piccoli !
    Negli ultimi anni il divario finanziario tra grandi e piccoli vettori e’ straordinariamwnte aumentato a vantaggio dei grandi.
    Cari piloti e cari sindacalisti della meridiana l’unica vostra speranza e’ che qualcuno vi obblighi il prima possibile a ridurre significativamente i vostri privilegiati stipendi in modo che i passeggeri possano prendere i vostri voli semplicemente perche’ costano meno degli altri
    Auguri !!!

Più idee concrete e meno slogan

Paolo Fadda*, , 17/01/10

Per un futuro dell’isola, che sia meno precario e che scacci la crisi, si sono messi in campo in questi giorni mobilitazioni ed appelli sotto degli slogan che dicono pressappoco questo: lottiamo “per un nuovo “piano di rinascita” e, ancora, “per un diverso modello di sviluppo“.

Peraltro, è difficile comprendere cosa di concreto contengano quegli slogan, dato non si precisano quali indicazioni concrete propongano.Ad essi infatti andrebbe data, come possibile giustificazione, quella di voler divenire solo la cassa di risonanza per lo stato di gravi difficoltà e di persistenti malesseri attraversato dalle comunità isolane.

Per la verità, la Sardegna, con la sua economia, si trova oggi in mezzo ad un guado, dove, abbandonata la sponda di un’industrializzazione forzata, non sa più verso che riva dirigersi. E questo mentre preme una forza lavoro che è più che raddoppiata rispetto agli anni della “prima” rinascita.

Per meglio capire questo passaggio, vale ricordare come allora la creazione di fabbriche ad alta intensità di occupazione fosse stata vista quale antidoto alla fuga dalle campagne e alla piaga di un’emigrazione quasi esclusivamente maschile e a bassa scolarizzazione.

Oggi, al contrario, con l’entrata nel campo del lavoro delle donne e con una più diffusa e alta scolarizzazione, la sola fabbrica non può essere più un rimedio.

Anche perché l’assetto dell’economia è profondamente mutato, ed è difficile intravedere quali ne siano le reali caratteristiche, con un comparto produttivo disunito, disperso e fortemente impregnato di quell’effetto “mucillagine” di cui ha scritto il Censis.

Si è ancor più aggravata la disunità interna, per cui non si è più davanti al solo contrasto fra zone interne e costiere, ma vi è difficoltà a trovare omogeneità tra i problemi dell’ Ogliastra e quelli del Mandrolisai, dell’ Anglona o della Trexenta.

La Sardegna non è più solo geograficamente un’ isola di isole, ma lo è diventata soprattutto nell’ economia, tanto da rendere difficile l’adozione, come allora, di un’unica ricetta che possa far ripartire lo sviluppo.

Ed è per questo che al posto di slogan e di mobilitazioni popolari servirebbero delle valide idee e dei progetti concreti perché si scaccino le paure e le depressioni e si ritorni a lavorare per costruire un futuro diverso e migliore.

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