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La Gallura in vetrina al salone di Genova: tappa da 20mila euro

Gli ultimi costi di via Nanni

A.C., L’Unione Sarda, 06/10/10

Ventimila euro. Per dieci giorni a Genova. Tutto compreso. Viaggio del presidente Fedele Sanciu più i due assessori che si stanno dando la staffetta. Al seguito anche dieci dipendenti e due stagisti esperti di turismo. È il conto della Provincia al salone della nautica. Una “prima volta” per l’ente di Olbia-Tempio che ha affittato ventiquattro metri quadrati di stand. Il mare della Gallura, e i porti turistici, appesi a tutta parete sul gesso bianco.

LA SPESA Non è una questione di “molto” o “poco”. Anche perché le ricadute non si possono misurare in dieci giorni. Più semplicemente è una spesa. L’ultima decisa dalla Provincia. Per andare al salone di Genova, sono stati investiti 20mila euro. In via Nanni si sono organizzati così. Il primo a partire è stato Giambattista Conti, l’assessore teresino alle Attività produttive.

Sabato, quando a Genova hanno tagliato il nastro della ventesima edizione, c’era lui. Oggi in due gli daranno il cambio: Sanciu e Giuseppe Baffigo, alla guida del Turismo. Il presidente si dovrebbe fermare giusto qualche giorno, mentre il delegato all’industria vacanziera resterà lì sino alla fine. Cioè domenica.

CHI C’È Dal 2 ottobre, a rotazione, dieci dipendenti della Provincia stanno danno lezioni sui 24 porti spalmati da Budoni a Santa Teresa. «Più altrettanti approdi non censiti», sottolinea Baffigo. Così la sottolineatura: «Abbiamo portato al salone anche due stagisti che, in estate, hanno lavorato all’ufficio del turismo. Loro stanno soprattutto nello stand della Regione, dove il nostro territorio ha una finestra».

GLI ASSESSORI A richiesta, sulla missione ligure, i due assessori della giunta Sanciu confezionano l’operazione trasparenza. Comincia Baffigo: «A me non sembra affatto un costo eccessivo. Tutt’altro. Per la prima volta, la Gallura sta partecipando a una fiera nautica di livello mondiale. Abbiamo un’offerta di altissimo profilo e molto concorrenziale.

È giusto che venga presentata al pubblico». Conti non la pensa diversamente: «La gente sta arrivando in massa nel nostro stand. In tre giorni abbiamo raggiunto mille presenze. Un record che fa ben sperare sulle ricadute». Baffigo chiarisce: «Nessuno discute che la nostra partecipazione sia un anno zero. Vuol dire che stiamo cominciando un percorso. Però non ci siamo dimenticati dei 24 Comuni: li abbiamo messi in vetrina coi depliant che ci hanno consegnato».

INCIDENTE DIPLOMATICO Eppure non è mancato un colpo di scena. Quasi un incidente diplomatico tra la Provincia e l’amministrazione di Olbia. Quando Sanciu ha presentato la missione genovese davanti a penne e taccuini, doveva partecipare anche Gianni Giovannelli (poi ha delegato un assessore per l’accavallarsi di un impegno). Tuttavia il sindaco era un semplice invitato. Chiamato da ospite, non da protagonista.

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Più idee concrete e meno slogan

Paolo Fadda*, , 17/01/10

Per un futuro dell’isola, che sia meno precario e che scacci la crisi, si sono messi in campo in questi giorni mobilitazioni ed appelli sotto degli slogan che dicono pressappoco questo: lottiamo “per un nuovo “piano di rinascita” e, ancora, “per un diverso modello di sviluppo“.

Peraltro, è difficile comprendere cosa di concreto contengano quegli slogan, dato non si precisano quali indicazioni concrete propongano.Ad essi infatti andrebbe data, come possibile giustificazione, quella di voler divenire solo la cassa di risonanza per lo stato di gravi difficoltà e di persistenti malesseri attraversato dalle comunità isolane.

Per la verità, la Sardegna, con la sua economia, si trova oggi in mezzo ad un guado, dove, abbandonata la sponda di un’industrializzazione forzata, non sa più verso che riva dirigersi. E questo mentre preme una forza lavoro che è più che raddoppiata rispetto agli anni della “prima” rinascita.

Per meglio capire questo passaggio, vale ricordare come allora la creazione di fabbriche ad alta intensità di occupazione fosse stata vista quale antidoto alla fuga dalle campagne e alla piaga di un’emigrazione quasi esclusivamente maschile e a bassa scolarizzazione.

Oggi, al contrario, con l’entrata nel campo del lavoro delle donne e con una più diffusa e alta scolarizzazione, la sola fabbrica non può essere più un rimedio.

Anche perché l’assetto dell’economia è profondamente mutato, ed è difficile intravedere quali ne siano le reali caratteristiche, con un comparto produttivo disunito, disperso e fortemente impregnato di quell’effetto “mucillagine” di cui ha scritto il Censis.

Si è ancor più aggravata la disunità interna, per cui non si è più davanti al solo contrasto fra zone interne e costiere, ma vi è difficoltà a trovare omogeneità tra i problemi dell’ Ogliastra e quelli del Mandrolisai, dell’ Anglona o della Trexenta.

La Sardegna non è più solo geograficamente un’ isola di isole, ma lo è diventata soprattutto nell’ economia, tanto da rendere difficile l’adozione, come allora, di un’unica ricetta che possa far ripartire lo sviluppo.

Ed è per questo che al posto di slogan e di mobilitazioni popolari servirebbero delle valide idee e dei progetti concreti perché si scaccino le paure e le depressioni e si ritorni a lavorare per costruire un futuro diverso e migliore.

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