IL PUNTO
Luca Rojch
,17/01/10
OLBIA. Un’arte, un segreto da custodire da una generazione all’altra. Si chiamano «iogheddadori», sono i maestri del rampino, della tecnica, un po’ danza, un po’ scienza, della raccolta delle arselle. In città si sono quasi estinti. Nel boom degli anni 80 erano oltre 350, ora sono rimasti pochissimi.
Decimati dal benessere e dalla scarsità della materia prima. Poco conta se dal mare al bancone per un chilo di arselle si pagano più o meno 20 euro. Il business non attira più. La maggior parte di quelle che si acquistano sono filippine. «Una imitazione – spiega Benedetto Cristo -, lontanissime dal sapore vero di quelle autoctone».
Per qualche tempo i rumeni si sono buttati a capofitto sul business dell’arsella. Tecnica sbagliata, e luoghi scelti per la raccolta, quasi sempre aree inquinate, pericolossisimi. Alla fine il lavoro dell’assessorato all’Ambiente e della polizia locale è servito a fermare la raccolta. «Nessuna volontà punitiva – spiega l’assessore all’Ambiente, Marco Piro -, abbiamo pensato solo a salvaguardare la salute pubblica. Ma nello stesso tempo abbiamo deciso di commissionare uno studio sulle arselle a Benedetto Cristo. Volevamo verificare lo stato di salute del golfo. Leggi il seguito di questo post »
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